Bail in, arrivano le nuove linee guida dell’Abi

Al fine di rassicurare i correntisti sulle norme del bail in, l’Abi ha pubblicato una linea guida con la quale cerca di rispondere ai quesiti più frequenti. La guida è abbastanza ampia e chiara, e per cercare di riscontrare le domande maggiormente in grado di tormentare la serenità dei risparmiatori tricolori, abbia voluto compiere un’ulteriore sintesi cercando di estrapolare i punti salienti.

Cominciamo dunque dal ricordare che le nuove regole sul bail in sono state introdotte per gestire un’eventuale crisi bancaria, partendo dal nuovo presupposto che il costo della crisi va sostenuto principalmente all’interno della banca stessa, come accade per le altre imprese. Ma in che modo funziona il bail in?

Secondo l’Abi, con il bail in il capitale della banca in crisi viene ricostituito mediante l’assorbimento delle perdite da parte di azioni e altri strumenti finanziari posseduti dagli investitori della banca: questi ultimi titoli finanziari potrebbero subire una riduzione, anche totale, oppure una conversione in azioni come nel caso delle obbligazioni subordinate. Nell’ipotesi in cui quanto sopra non sia sufficiente, analogo trattamento potrebbe essere riservato alle obbligazioni non garantite.

Il tutto avviene comunque sul principio base che chi detiene strumenti finanziari più rischiosi contribuisca in misura maggiore all’eventuale risanamento: gli azionisti sono dunque i primi chiamati a intervenire. Solo a seguire, e solo se il contributo degli azionisti fosse insufficiente, verrà chiamato a contribuire chi detiene altre categorie di strumenti, secondo un prefissato schema di priorità di intervento che prevede, in successione: azioni e altri strumenti finanziari assimilati al capitale, come le azioni di risparmio e le obbligazioni convertibili; titoli subordinati senza garanzia; crediti non garantiti, come le obbligazioni bancarie non garantite; depositi superiori a 100 mila euro di persone fisiche e piccole e medie imprese, solo per la parte eccedente i 100 mila.

Ne consegue che per i correntisti fino a 100 mila euro per depositante, nulla cambia: conti correnti, conti deposito, libretti di risparmio, assegni circolari e certificati di deposito nominativi sono infatti da tempo tutelati dai fondi di garanzia dei depositi. Invece, oltre la soglia dei 100 mila euro i depositi non vengono coinvolti automaticamente nel bail-in, ma possono esserlo solo se il contributo richiesto agli strumenti più rischiosi (azioni, obbligazioni subordinate, titoli senza garanzia e così via) non fosse sufficiente a risanare la banca.

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