Borse cinesi in forte calo, gli occhi del G20 su Pechino

La scorsa settimana si è chiusa con nuovi scivoloni delle Borse cinesi, con Shanghai e Shenzen in grado di accumulare perdite vicine alla doppia cifra. L’impressione degli analisti è che, in fondo, la volatilità delle piazze azionarie cinesi non è certo di pronto esaurimento, e che rimarrà particolarmente elevata finchè rimarranno gli squilibri e proseguirà il rallentamento della crescita.

Ma non solo. A pesare è anche l’opacità che sembra interessare il cielo sopra Pechino, tant’è che, in occasione del G20, è emersa da più parti (politici e imprenditori) la necessità di comunicazioni più chiare al mercato e stabilità della valuta.

Dinanzi a simili attenzioni, dalla Cina non si sono fatti attendere i riscontri, con il viceministro Finanze del paese, Zhu Guangyao, che ha di fatti affermato come la Cina sia cosciente di quanto le sue decisioni pesino a livello globale, assicurando che sarà trasparente nella comunicazione ai mercati finanziari. “Sappiamo che l’economia globale corre rischi” – ha in particolar modo ribadito Zhu alla conferenza tenuta presso l’Institute of International Finance – “e ci rendiamo conto di quanto le nostre politiche incidono a livello globale (…) Capiamo anche quanto sia importante parlare ai mercati in modo corretto”.

Quindi, il viceministro ha voluto rassicurare i mercati: “Abbiamo ancora spazio per manovre fiscali e intraprenderemo le misure necessarie a fronteggiare al meglio i rischi sistemici”. Zhu ha poi concluso sostenendo che la Cina promuoverà le riforme per rendere la valuta il più aderente possibile ai valori di mercato, continuando però a gestirne i movimenti per ottenere la tanto desiderata stabilità delle sue quotazioni. Jiang Jianqing, presidente di Icbc, ricordava in proposito che “non c’è motivo per cui lo yuan si indebolisca ancora”.

Per quanto invece concerne il boom economico cinese, il ritmo di crescita appare forse in definitivo rallentamento. Nel 2015 Pechino è cresciuta al ritmo più lento degli ultimi 25 anni, ponendo ulteriori dubbi ai mercati finanziari, che ora si domandano come, in un simile contesto, il governo cinese riuscirà a bilanciare il necessario obiettivo della stabilità di breve termine, con la necessità di varare delle riforme strutturali. Con l’impressione che, sostanzialmente, trovare il bandolo della matassa sarà molto difficile, e avrà come sgradita ripercussione quella di alimentare nuova volatilità sulle principali piazze finanziarie mondiali.

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