Dollaro e euro, cresce la volatilità

Tra dollaro ed euro cresce la volatilità, e a “vincere” è, per il momento, la maggiore forza della valuta statunitense. Ma andiamo con ordine: nella giornata di ieri i mercati hanno mostrato dinamiche contrastate, acuite da alcuni fattori endogeni ed esogeni.

Le principali borse internazionali e le quotazioni del petrolio hanno aperto in calo prima di avviare una strada di ripresa. Il dollaro statunitense ha fatto esattamente l’opposto, partendo con una buona forza in salita, prima di compiere marcia indietro. L’impressione è che i mercati, piuttosto che essere nervosi (ne avrebbero comunque parziale ragione) si stiano impegnando per trovare una più spiccata direzionalità, che a sua volta richiede di fare chiarezza tra informazioni e dati contraddittori che invece mantengono uno stato di diffusa incertezza.

Sul fronte macro, i dati USA (PMI vendite di case) sono risultati peggiori delle attese e dalla Federal Reserve continuano ad arrivare segnali discordanti sul sentiero dei rialzi dei tassi, anche se l’assenza di un consenso riguarda probabilmente più i prossimi mesi che la riunione di marzo (per la quale riteniamo invece che si raggiungerà un pronto accordo per non ritoccare i rialzi). È probabile pertanto che, salvo la possibilità che possano essere diffuse importanti delusioni sullo scenario dai dati domestici, o – di contro – salvo l’ipotesi di diffusione di sorprese eclatanti al di fuori degli USA, il dollaro statunitense possa effettivamente riuscire a consolidare le proprie quotazioni sopra i livelli della settimana scorsa.

Intanto, dall’altra parte dell’Oceano Atlantico, l’euro ha approfondito la propria incursione sotto quota 1.100 EUR/USD. L’evidenza è che a due settimane esatte dalla riunione della Banca centrale europea del 10 marzo, i dati provenienti dall’area euro, più deboli delle attese, abbiano avuto il ruolo di accentuare le spinte ribassiste. Dopo le delusioni dai PMI e dall’IFO tedesco, la pubblicazione del dato tendenziale dell’inflazione dell’area euro ha mostrato una revisione al ribasso in gennaio da 0,4 per cento a 0,3 per cento.

È probabile dunque che nell’attesa di un nuovo stimolo monetario da formalizzarsi nel corso del mese di marzo per opera della Banca centrale europea, l’euro possa scendere ancora, pur non tantissimo: occhi aperti per il momento alla pubblicazione dei prossimi dati macroeconomici, con in primis l’indice di fiducia dell’area, atteso in calo.

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