Dollaro, la Brexit non spaventa la Federal Reserve

La Brexit, l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, formalizzata in seguito al referendum del 23 giugno, non sembra spaventare gli Stati Uniti e, in particolar modo, la Federal Reserve. Stando alle dichiarazioni emerse nel corso degli ultimi giorni, infatti, la massima istituzione monetaria federale a stelle e strisce è sembrata rassicurare gli operatori e gli stakeholders, affermando che, in fondo, non c’è nulla di cui esser preoccupati, e non vi è nulla da temere su quanto sta accadendo nel vecchio Continente in seguito all’uscita del Paese dall’UE.

Più nel dettaglio, due funzionari della Federal Reserve hanno elaborato alcune affermazioni con le quali hanno minimizzato l’impatto della vittoria della Brexit al referendum britannico, per lo meno per quanto concerne l’economia statunitense.

Il numero due della Federal Reserve, Stanley Fischer, e il presidente della Federal Reserve di St. Louis, James Bullard, hanno concordato nel ritenere che l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea non sarà così importante per gli Stati Uniti, rispetto a quanto sarà significativa per i Paesi del vecchio Continente.

Ancora più in maniera specifica, parlando al network CNBC negli USA, Fischer ha dichiarato che la Federal Reserve attenderà fino alla riunione del prossimo 27 luglio per poter formalizzare le sue mosse, specificando di ritenere che il verdetto finora è che la Brexit non abbia grande impatto sugli Stati Uniti e che, anzi, sarà probabilmente pari a zero. Un’opinione prettamente concordata con Bullard durante un’intervista su Bloomberg Televisione, che ha supportato la convinzione che la Federal Reserve adotterà un comportamento di “wait and see”, ovvero dell’attesa.

Difficile cercare di comprendere se effettivamente tali dichiarazioni siano sostanzialmente corrispondenti alla reale posizione della Federal Reserve, o se si tratti di un messaggio implicitamente o esplicitamente rivolto agli analisti e agli investitori. In ogni caso, quel che sembra veritiero è che la Brexit andrà a incidere più negativamente sui Paesi europei rispetto che agli USA, valutato la maggiore interdipendenza delle due economie.

Anche per quanto concerne l’incidenza in ottica europea, vi sono però grandi margini di aleatorietà, considerando che molte analisi previsionali si stanno compiendo in materia e, intuibilmente, non tutte con gli stessi risultati. Pare che molto possa dipendere dal modo con cui i negoziati saranno portati in avanti nei prossimi mesi. Considerato che le premesse sono tutt’altro che positive, non sono dunque escluse delle ripercussioni anche particolarmente significative nel medio termine.

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