Dollaro USA, tutti i timori del rallentamento del Pil

Lo scenario nordamericano è costretto ancora una volta a incorporare delle revisioni al ribasso nelle previsioni del Pil, sebbene i dati positivi del mercato del lavoro stiano proseguendo ininterrottamente verso l’equilibrio di lungo termine. L’ampia contrazione del 1° trimestre (- 0,7% su base trimestrale), la crescita annua prevista per il 2015 scenderà al 2,2%.

Ma quali sono i significati derivanti dal rallentamento in atto? Sul primo trimestre hanno pesato diversi freni, alcuni transitori (clima, disputa portuali), altri più duraturi (dollaro, shale oil). A tali fattori restrittivi, potrebbero inoltre essere il caso di aggiungerne un altro, legato alla possibile stagionalità residua: ad ogni modo, il rallentamento di inizio anno potrebbe essere sovrastimato (con ulteriore destagionalizzazione, crescita del 1° trimestre stimata fra +1,2% e +1,6% su base trimestrale, annualizzato).

In aggiunta all’andamento debole del manifatturiero, si è registrata anche cautela da parte delle famiglie, pur in presenza di solidi aumenti del reddito disponibile e della ricchezza netta: In parte la dinamica modesta dei consumi deriva dal clima invernale avverso e, in parte, dall’incertezza sull’evoluzione del prezzo della benzina.

Ricordato quanto precede, la crescita è prevista tra 2,5% e 3% su base trimestrale, annualizzato, nel resto del 2015 e nel prossimo 2016, con un’espansione che potrebbe essere trainata dalla domanda finale domestica. Il canale estero dovrebbe contribuire negativamente per un paio di decimi sia nel 2015 sia nel 2016. L’output gap dovrebbe chiudersi entro il 2016, valutato che il CBO stima la crescita potenziale a 2,1%, la Fed fra 2,1% e 2,3%. Le principali spinte alla moderata espansione prevista per il 2015-16 sono consumi ed edilizia residenziale, grazie al contributo del reddito da lavoro e della ricchezza netta delle famiglie.

Si ricorda infine che i fondamentali dei bilanci delle famiglie sono su trend stabilmente positivi: il debito è in calo, la ricchezza è in aumento dal 2009, il tasso di risparmio è sopra il 5%, su livelli superiori a quelli degli anni 20000, gli impegni finanziari mensili sono sui minimi storici, poco sopra il 15% del reddito disponibile. Il costante miglioramento della ricchezza netta, insieme al risanamento del mercato del lavoro, fornisce una base solida per una crescita dei consumi fra 2,8% e 3%.

La crescita dell’occupazione e la graduale ripresa dei salari stanno infine spingendo le retribuzioni, con il reddito disponibile reale è in crescita intorno a 3,5% su base annua. Diversi indicatori puntano infine ad accelerazione degli aumenti salariali nei prossimi trimestri.

Continueremo ad aggiornare i dati anche nel corso delle prossime settimane: continuate a tenerci d’occhio!

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