Euribor ancora in terreno negativo

Prosegue la discesa dell’Euribor, che da più di 200 giorni consolida il proprio movimento al ribasso. Ne è facile dimostrazione l’evidenza che qualche giorno fa l’indice a 3 mesi ha toccato il nuovo minimo storico a a-0,038%, e che l’indice “collega” a 1 mese ha stazionato a -0,104%.

Una notizia piuttosto difficile da valutare, ma che potrà certamente essere di beneficio per i mutuatari. Il quotidiano Il Sole 24 Ore ricordava in merito che gli Euribor rappresentano il tasso a cui un panel di banche prevalentemente europee dichiara di prestarsi denaro fra loro e che le scadenze degli indici Euribor vanno da 1 settimana a 12 mesi: l’Euribor è quindi uno dei tassi che sintetizza il costo del denaro all’ingrosso, prima che venga cioè maggiorato con uno spread dalle banche e rivenduto al dettaglio a famiglie e imprese sotto forma di prestiti. Dunque, l’Euribor a 1 mese è generalmente parametro di riferimento per i mutui a tasso variabile con rientro mensile, quello a 3 mesi per i rientri trimestrali, e così via.

Ad ogni modo, l’Euribor non è l’unico parametro di riferimento per i mutui indicizzati. L’altro tasso più importante è infatti quello di riferimento stabilito dalla Bce, fermo ormai da un anno allo 0,05%. Dunque, anche in questo caso i mutuatari possono star relativamente tranquilli.

Sempre il quotidiano S24 ricordava che gli indici Euribor sono solitamente collegati e molto vicini al tasso Bce ma in questo fase volano più basso (sono negativi mentre il Bce resta leggermente positivo) perché la Banca centrale europea ha deciso anche di portare sottozero (a quota -0,2%) un altro tasso all’ingrosso, quello pagato dalla Bce alle banche che vi parcheggiano la liquidità. L’obiettivo di tale mossa è naturalmente quello di incentivare le banche ad utilizzare la liquidità in modo più profittevole, per spingerle a oliare l’economia reale. In passato tali intenzioni non sempre si sono concretizzate in misura positiva, ma gli ultimi segnali a nostra disposizione sembrano essere più confortanti.

Alla luce di quanto sopra, è dunque lecito attendersi nuove flessioni dell’Euribor. Ma cosa potrebbe accadere? “La discesa ulteriore dell’Euribor riflette diversi fattori” – ricordava Andrea Terzi, docente di Economia monetaria all’Università Cattolica di Milano sulle pagine de Il Sole 24 Ore – “L’aspettativa di un «Qe» a più lunga durata e l’aumento delle riserve liquide delle banche, che è l’effetto fisiologico degli acquisti della Bce via “quantitative easing”. Le riserve bancarie sono passate da circa 200 miliardi a fine 2014 a oltre 600 miliardi. Le banche che le hanno in pancia possono disfarsene solo prestandole a un’altra banca, e l’abbondanza di riserve ne fa precipitare il prezzo, verso il pavimento dello 0,20% negativo, che è la tassa che la Bce impone sulle riserve in eccesso dal giugno 2014”.

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