Euro ancora attendista, ma la grande svolta non è lontana

L’euro ha chiuso la settimana con un atteggiamento particolarmente attendista, dimostrando dunque che le novità americane (con la Yellen che conferma che un incremento dei tassi si farà quasi certamente entro la fine dell’anno, e con una buona progressione del Pil) non sono state sufficienti per poter dar seguito all’auspicata virata.

Di fatti, la pubblicazione della nuova lettura della produzione interna lorda statunitense, che ha mostrato una forte accelerazione nel secondo trimestre del 2015, e che forse avrebbe potuto in altri contesti favorire qualche cambiamento delle quotazioni, è stata praticamente ininfluente. Il prodotto interno lordo degli Stati Uniti è stato rivisto al rialzo al 3,9%, rispetto al +3,7% della seconda lettura e al consensus degli analisti che prevedevano invece una conferma del 3,7%. Il passo in avanti è netto, considerato che il dato del primo trimestre aveva evidenziato una crescita dell’economia Usa di solo lo 0,6%.

Tuttavia, gli operatori di mercato non hanno fatto tesoro di tale elemento statistico, guardando al bicchiere mezzo vuoto. Ovvero, che l’andamento dell’economia a stelle e strisce potrebbe comunque risentire della crisi cinese e della flessione dell’export verso l’Asia. Non è un caso che le attese degli analisti sono per una decelerazione della crescita al 2,5%.

Per quanto concerne il cambio tra la valuta unica europea e il dollaro, attualmente il cambio valutario rimane in area 1,11/1,12 dollari, troppo elevato per una posizione long e troppo rischioso per azzardare uno short. Anche alla luce di ciò, gli operatori si sono oramai rassegnati ad attendere l’evoluzione della politica monetaria della Banca centrale americana, preferendo l’operatività su altri cambi molto più direzionali.

Stando a quanto affermavano gli analisti tecnici di MF, il punto di svolta rialzista potrebbe arrivare solo con la rottura della resistenza di 1,1450 dollari, che però significherebbe in termini fondamentali un peggioramento dell’economia americana visto che il miglioramento di quella europea risulta ancora un miraggio.

Insomma, per il momento il cambio vive ancora una fase di particolare delicatezza e aleatorietà, e niente o quasi sembra essere impattante in modo incisivo, se non le novità sull’andamento della produzione interna lorda americana (e naturalmente anche sull’andamento del mercato del lavoro), in ottica di una decisione sui tassi di fine anno, che dovrebbe comunque essere prevalentemente basato sulla definitiva svolta verso il rialzo…

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