Euro / dollaro, operatività incerta per i trader

Quella alle nostre spalle è stata una settimana di rialzi per l’euro, che nonostante tutto non è comunque riuscito a superare la soglia dei 1,1460 dollari. Una soglia che sembra essere molto più resistente delle previsioni e che – sottolineano gli analisti tecnici – se superata, potrebbe far partire una fase rialzista di medio termine.

Il cambio – sottolineava in tal proposito il quotidiano Milano Finanza – sembra intenzionato ad andare a testare questo supporto nel breve termine, ma secondo molti operatori sarà difficile vedere una rottura di tale livello (al netto di notizie price sensitive), valutato altresì che si dichiara molto più solido dello stimato il trading range che «incastra» l’euro/dollaro da inizio anno, compreso tra un limite inferiore di 1,05 dollari e uno superiore di 1,1460 dollari.

Una situazione, aggiungiamo a margine delle elaborazioni di MF, che complica – e non poco – l’operatività dei trader, che davanti a sè hanno numerosi bivi, e non certo di facile interpretazione. E a nulla sono serviti i dati – attesissimi – del Non Farm Payroll, il report sull’occupazione non agricola statunitense: non solamente non vi sono stati scostamenti in grado di turbare l’evoluzione del cambio, bensì i dati sul lavoro Usa sono usciti praticamente in linea con le aspettative e dunque non è arrivato nessuno scossone, esclusa la solita volatilità successiva.

Per quanto concerne tale dato macro, infatti, negli Usa sono stati creati 215 mila posti di lavoro, mentre gli analisti attendevano un aumento di 213 mila unità. Il tasso di disoccupazione è tuttavia cresciuto al 5%, ma tale aumento – anch’esso in linea con le aspettative degli analisti che si attendevano un dato fermo al 4,9% – non preoccupa, valutato che è figlio del ritorno alla ricerca di un lavoro da parte di molti ex sfiduciati, e che si tratta comunque di un tasso in linea con il range tra il 5 e il 5,2% che la Federal Reserve considera come una condizione di piena occupazione (o disoccupazione fisiologica).

Dati come questi impediscono altresì di speculare sulle mosse della Fed. A nostro giudizio è comunque molto difficile che possa attivarsi un rialzo dei tassi di interesse di riferimento nella sessione di aprile, ritenendosi invece più probabile un ritocco dei tassi in quella di giugno. A patto che l’evoluzione macro endogena ed esogena non deluda…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*
*
Website