Oro ancora vicino a 1.330 dollari

In questi giorni l’oro continua a scambiare vicino a quota 1.330 dollari. Appare evidente, in tal frangente, che i mercati siano ancora prezzando una bassa probabilità di rialzi dei tassi di interesse di riferimento da parte della Federal Reserve, l’istituto monetario a stelle e strisce, nel corso del 2016 e perché crescenti preoccupazioni riguardo un peggioramento dello scenario economico globale stanno alimentando la domanda di beni rifugio.

In merito, si ricorda come l’International Monetary Fund (IMF) abbia recentemente rivisto al ribasso le stime che prevedevano un’accelerazione della crescita nel 2016 nel suo World Economic Outlook trimestrale, citando la decisione dei cittadini inglesi di abbandonare l’Unione Europea. Anche se è difficile stimare con esattezza quali potrebbero essere le ripercussioni della Brexit sull’effettiva crescita internazionale, per il momento il FMI sta stimando che il Pil mondiale crescerà del 3,1 per cento quest’anno, in calo da 3,2 per cento in aprile, lo stesso livello di crescita registrato nel 2015. Le stime per il 2017 sono state invece riviste al ribasso a 3,4 punti percentuali da 3,5 punti percentuali.

In aggiunta a ciò, si noti come la nuova previsione sia basata sull’ipotesi che i nuovi accordi commerciali fra Regno Unito e Unione Europea vengano stipulati relativamente presto, senza che ciò – come invece teme ben più di qualche analista – possa implicare degli “ampi rialzi nelle barriere economiche”. Nello scenario opposto, che vede l’interruzione o il prolungamento eccessivo delle trattative, è invece molto probabile che il Regno Unito possa entrare in recessione, con gli investimenti mondiali che finirebbero con il contrarsi più delle attese. In uno scenario negativo, sottolinea ancora il FMI, la crescita mondiale potrebbe rallentare sino a 2,8 per cento nel 2016 e nel 2017. Inoltre, l’impatto reale di Brexit si svilupperà gradualmente durante molti mesi, alimentando incertezze economiche e politiche.

A proposito di metalli, gli analisti Intesa segnalano come il rame possa subire ulteriori pressioni al ribasso dopo che i dati cinesi hanno mostrato un rialzo nella produzione di rame raffinato, alimentando timori che l’offerta potrebbe superare la domanda. Secondo i dati pubblicati qualche giorno fa dal National Bureau of Statistics, l’output di rame raffinato è cresciuto del 7,6 per cento nel primo semestre a fronte del miglioramento dei margini.

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