Perché il Pil non è così importante

Un andirivieni di stime sul prodotto interno lordo, a cadenza fissa, trimestre per trimestre. E non appena si assiste a dati entusiastici, è osanna alla crescita ed allo sviluppo. L’economia va a gonfie vele, è boom economico! Oppostamente, dati negativi ci fanno ritornare all’incubo recessione.

In termini economici, riferendoci alla teoria dei cicli, vi è senz’altro un abuso dei termini “boom economico” e “recessione”, dato che tali fasi non possono constatarsi dall’osservazione dei dati sul Prodotto Interno Lordo, ma si susseguono, solitamente, per più anni, senza aver tempo certo di pensare al Prodotto Interno Lordo.

Vediamo, in contabilità nazionale, quali sono le componenti del Pil che, in sintesi, si considerano: I consumi interni (su che cosa ci si basa per stimarli? La base di riferimento è importante perché ognuno sceglie la propria popolazione campionaria e non sempre in modo efficace), gli Investimenti, La parte del commercio estero (differenza fra esportazioni ed importazioni). Vi è chi vi include anche la spesa pubblica. Questo, in sintesi e non in analisi. Teniamo conto che molti dati non riescono ad essere catturati nel Prodotto interno Lordo.

I dati pubblicati dall’Italia sul Prodotto Interno Lordo sono stati indicati come la causa del malessere dei mercati, su cui, però, ha inciso anche il rumours su cambiamenti della politica fiscale della Grecia, verso i titoli pubblici ed altre forme di investimento (imposta sul capital gain). Pil sempre in primo piano. Ci basta osservare l’andamento generale dei mercati per accorgerci di come non solo Piazza Affari abbia chiuso in negativo ma anche tutte le principali piazze europee. Wall Street, d’altronde, nella stessa seduta (15/05/2014) ha visto cedere di terreno il Dow Jones di più di 200 punti.

Il Giappone ha pubblicato dati sul Prodotto Interno Lordo entusiasmanti. E’ il nuovo miracolo economico? La Cina ha pubblicato dati sul Prodotto Interno Lordo negativi: è rallentamento? La Germania: quando l’Italia presenta dati negativi, inevitabilmente, ri-entra in auge il paragone tedesco.

Pil positivo per il Giappone. Ma non è crescita.

Sugli ultimi dati positivi del Pil del Giappone peserebbe molto la strategia di politica economica nipponica. Vi è stata una sorta di anticipazione dei consumi, sull’onda dei nuovi rincari dell’Iva di ben 3 punti (non di poco) che passerà dal 5% all’8%.

Affinché si possa parlare di boom economico, vi devono essere i necessari presupposti strutturali per la crescita e questi non sembrano esserci.

E’ vero anche che per i sostenitori della teoria della domanda, sono i consumi interni la vera linfa vitale del Prodotto Interno Lordo, in quanto stimolano la produzione, che stimola, a sua volta, i consumi e così via con un effetto-moltiplicativo (Pil dal lato della domanda).

I sostenitori della teoria dello sviluppo, invece, pongono attenzione al sentiero degli investimenti e della produzione: la crescita.

La seduta del 15/05/2014 è stata negativa per quasi tutte le piazze internazionali. Anche Tokyo ha chiuso in ribasso con il Nikkei a -1,41% (perdita di terreno pari a più di 200 punti).

Lo yen si è apprezzato e ciò potrebbe controbilanciare il buon andamento dell’export che sinora ha inciso sull’aumento del Prodotto interno lordo.

La scommessa euro/yen sta infiammando i mercati del forex (puntate “orso” sul cambio).

Il Pil è tornato negativo per l’Italia. Dobbiamo preoccuparci?

Non dobbiamo preoccuparci tanto del Pil che per il primo trimestre 2014 segna una brusca caduta al -0,1%, al punto che già si parla di Italia-fanalino di coda dell’Europa.

Dati negativi del Prodotto interno lordo anche per l’Estonia (-1,2%), la Finlandia (-0,4%), l’Olanda (-1,4%) ed il Portogallo (-0,7%). Volano Regno Unito (unione non monetaria), Polonia (+1,1%;unione non monetaria, in via di completamento), Germania (0,8%).

Quello che interessa gli investitori è che l’Italia risulti credibile, abbia una governance chiara. Cosa vuole l’Italia? L’instabilità politica, il contrapporsi di punti di vista, il succedersi di governi non elettivi che continuano la voga parlamentare non ci rende giustizia agli occhi del resto del mondo (case study: Pil). Ma non per la democrazia popolare in sé e per sé. Non conta, ormai, chi sale i gradini di Palazzo Chigi, ma che vi sia una chiarezza di idee sulle posizioni fattive dell’Italia, rispetto all’Europa ed al resto del mondo. Insomma, dovremmo abbandonare, per un certo periodo, le nostre abitudini sul mondo della politica.

Non vuol essere un richiamo alla dittatura ma semplicemente all’urgenza con cui bisogna realizzare riforme del sistema economico che possano rilanciare l’occupazione. Il ritorno alla lira, d’altra parte, richiederebbe una certa mole di accordi internazionali, dato che non siamo indipendenti dal resto del mondo e sicuramente (case study: Pil) la nostra valuta non avrà più lo stesso peso internazionale, rompendo l’armonia dei rapporti con il resto del mondo. Solo un punto di vista tra i tanti.

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