Petrolio e cambi: momento difficile per gli investitori

Non è certo il momento più semplice per gli investitori del comparto Forex e Commodities. E il perchè è sotto gli occhi di tutti: lo scenario elettorale statunitense da una parte, e le incertezze sugli accordi OPEC e non OPEC dall’altra, sembrano contraddistinguere un contesto nel quale è molto difficile compiere delle previsioni a breve e brevissimo termine.

Cominciamo dal Forex, dove stanno continuando a pesare i dati occupazionali USA, tendenzialmente positivi (ma con qualche elemento non totalmente soddisfacente) e con il cambio euro / dollaro che è sceso ai minimi di seduta anche se il dollaro appare in uno stato di relativa debolezza, in attesa del voto presidenziale di martedì prossimo. I dati odierni sull’occupazione supportano le aspettative di un rialzo dei tassi USA a dicembre: gli analisti puntano infatti a percentuali superiori all’80 per cento per quanto concerne le possibilità che finalmente il FOMC possa deliberare un incremento di 25 punti base nei tassi di riferimento.

Si conferma in recupero la sterlina, già spinta al rialzo dalla decisione dell’Alta Corte britannica sulla necessità di un voto parlamentare che formalizzi l’avvio della procedura di Brexit. Anche l’atteggiamento della BoE, migliorativo sulle grandezze macro e meno pronto ad ulteriori allentamenti monetari ha supportato la valuta. Lo scenario per la valuta britannica si sta infatti lentamente schiarendo e, soprattutto, facendosi più vicino all’attesa e auspicata Soft Brexit, che il governo vorrebbe tuttavia evitare.

Infine, per quanto attiene le risorse di base, sul fronte petrolifero continuano le sedute di ribasso, con il petrolio che paga il forte accumulo di scorte negli USA e i dubbi sulla capacità dei produttori di coordinare i tagli alla produzione in seno all’OPEC. Pesano anche, più in generale, le difficoltà nel convincere altri estrattori, esterni all’Organizzazione (come la Russia), ad allinearsi ad una riduzione generalizzata dell’offerta. In questo quadro, la volatilità appare la protagonista delle prossime settimane, in vista del meeting di Vienna del 30 novembre. A nostro giudizio, è molto difficile che a fine mese in Austria si possano ottenere dei risultati particolarmente convincenti, e tali da poter efficacemente riequilibrare il mercato. Bene dunque attendersi una visione più prudenziale, ferma restando l’ipotesi (non del tutto esclusa) che il meeting possa concludersi con un nulla di fatto: uno scenario estremamente negativo, che potrebbe mandare a picco le quotazioni del greggio al barile…

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