Petrolio, rotta verso quota 50 dollaro al barile

Il petrolio si sta dirigendo verso la soglia (non certo record, ma psicologicamente importante) dei 50 dollari. Già ora il Brent e il Wti sono molto vicine a tale livello, con un impulso che sembra sia stato dato dalle attese relative a un calo stagionale nelle scorte americane di greggio, che dovrebbe essere confermato nel corso dei prossimi giorni con le pubblicazioni da parte del Dipartimento dell’Energia (salvo sorprese, il documento del DoE dovrebbe confermare tale trend).

E così, ad oggi, il Wti sta scambiando ad un piccolo premio rispetto al Brent, poiché importanti tagli alla produzione in Canada e Nigeria hanno spinto le raffinerie americane nel Midwest e lungo la East Coast ad aumentare la domanda per il petrolio domestico, soprattutto light crude. Di conseguenza, i prezzi del greggio estratto a Bakken, in North Dakota, sono saliti ai massimi da tre anni. Il piccolo differenziale non dovrebbe comunque impedire a entrambi gli indicatori di avvicinarsi e superare la soglia dei 50 dollari al barile, andando a (quasi) raddoppiare i livelli minimi toccati quest’anno, quando l’eccesso di offerta sul mercato internazionale del greggio destò ben più di qualche preoccupazione (timori che, comunque, non sono del tutto sopiti, anche in considerazione di quel che potrebbe accadere a giugno in seno Opec).

Intanto, l’American Petroleum Institute (API) ha riportato che la scorsa settimana le scorte commerciali di greggio sarebbero diminuite di 5,14 milioni di barili, le scorte di benzina sarebbero salite di 3,61 milioni di barili e quelle di distillati sarebbero diminuite di 2,92 milioni di barili. Le scorte a Cushing sarebbero diminuite di 0,189 milioni di barili. Sul breve termine, tra qualche ora l’U.S. Department of Energy pubblicherà i propri dati settimanali. Il consenso si attende una contrazione di 2,0 milioni di barili delle scorte totali dopo il precedente rialzo di 1,3 milioni di barili e scorte a Cushing in leggero calo (-0,5 milioni di barili).

È probabile dunque che il greggio possa effettivamente spingersi verso la quota di 50 dollari al barile, ma che non abbia comunque nuova forza per poter proseguire su tale rotta in maniera significativa. Pertanto, superata la soglia dei 50 dollari, non sono da escludersi – anzi, per certi versi sono da ritenere particolarmente probabili – correzioni al di sotto dei 45 dollari, mentre sul medio termine ci si attende una discreta stabilizzazione tra i 40 e i 60 dollari.

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