Sterlina apre in calo la settimana

La sterlina ha aperto la settimana in corso con una flessione che l’ha condotta a passare dalla quota di 1,32 a 1,31 GBP/USD. A pregiudicare la tenuta di posizione della valuta britannica sono state le letture finali del PMI manifatturiero, che è stato rivisto al ribasso a 48,2 punti dal 49,1 punti della stima preliminare. Il dato, di luglio, riflette l’effetto negativo di Brexit, ed è uno dei primi dati macroeconomici che sembra inglobare in maniera più efficace il trend assunto dalle valutazioni post referendum dello scorso 23 giugno.

A questo punto, per poter orientare più o meno proficuamente i corsi della valuta britannica (noi optiamo fortemente per la seconda valutazione), fondamentale sarà giovedì la riunione della Bank of England, che fornirà la sua prima stima del possibile impatto di Brexit sull’economia domestica: appare piuttosto intuibile come, se la BoE dovesse dare delle manifestazioni particolarmente pessimistiche circa l’evoluzione dell’economia britannica e, in particolar modo, rivedere ancora più al ribasso le proprie stime rispetto a quelle del Fondo monetario internazionale, il corso della sterlina ne verrebbe pesantemente penalizzato, fino – forse – a compromettere i minimi post-referendum in area 1,27 GBP/USD. Se invece le previsioni – come pare – non saranno così negative, difficilmente si scenderà così tanto.

Nell’attesa, oggi è la giornata di pubblicazione dei dati del PMI del settore costruzioni, attesi anch’essi in ulteriore calo.

Spostandoci dall’altra parte del globo rileviamo come lo yen stia salendo lievemente dai massimi di venerdì. Oggi è una giornata piuttosto importante per le sue quotazioni, visto e considerato che si attende l’annuncio del pacchetto di stimolo fiscale da più parti auspicato. Dato lo scarso aiuto dalla politica monetaria, quanto più ampio sarà lo stimolo fiscale tanto maggiore è la probabilità che lo yen possa scendere, seppure moderatamente.

Infine, chiudiamo con un breve cenno sulla Reserve Bank of Australia, che ha tagliato i tassi, portandoli da 1,75 per cento a 1,50 per cento. Il dollaro australiano però è sceso di pochissimo e non solo perché la mossa era attesa, ma probabilmente anche perché nel comunicato la RBA non ha rivisto in senso peggiorativo la propria valutazione dell’economia, che infatti è rimasta sostanzialmente quella del mese scorso. Secondo la banca centrale la crescita rimane solida, mentre l’inflazione è molto bassa e così sarà per diverso tempo – sottolineano in un dossier gli analisti ISP.

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